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August 07

The Godfather

 
"Si appresta a passare una giornata come qualunque altra" - avrebbe potuto dire uno sciocco spione.
 
"Il dì si è alternato alla notte, ed il giorno è come quello precedente" - avrebbe potuto seguitare, quel fottuto spione.
 
Eppure, quell'immaginario informatore del buio si sbagliava, si sbagliava in quell'arido giorno. L'umidità sembrava impregnare l'aria come il rum farebbe con un buon babba': già, proprio loro - mangiavo forse troppi zuccheri, per essere estate - ma che importava? Niente. Assolutamente niente.
 
Il disco solare picchiava neanche fosse il Re del cielo, quando il carro si assopisce allo zenit, ridendo delle maledizioni degli uomini. Eppure, doveva essere crepuscolo. Già, il tramonto: d'inverno sarebbe già stata notte, a quell'ora. A quella fottuta ora.
 
Cristo! - pensai. Sono le 17:55, sarà ora. Guardare l'orologio, per me, è spesso come prendere un bingo: in quelle lancette del cazzo leggo l'impegno che mi attende, leggo il tempo che passa e mi deride. Ma non avevo voglia di farmi prendere per un buffone. Sfoderai anch'io un sorriso di scherno. Anch'io. A quelle lancette del cazzo.
 
 
 
I piedi si rincorrevano in un gioco senza senso, mentre mi lasciavo le scale alle spalle e mi dirigevo verso l'auto. Il fottuto spione continuava ad inseguirmi: potevo sentirne l'alito, a volte, e più spesso il mormorio - "Come qualunque altra". Eppure, non si riferiva più alla giornata, lo avvertivo dal tono. Aveva perso il suo tocco ironico. Pareva più un avvertimento sinistro.
 
Eppure, i sibilii del vento e dell'ombra si arrestarono. Fu lo sportello, nella sua rumorosa chiusura, a scacciarli tutti, come un vecchio pazzo con uno schioppo in mano. Fantasticavo di essere nel Texas, a quel punto: scioppi, schioppette... puttane ed un caldo che non demorde. Quel carro del cazzo aveva cambiato volto, sembrava rassomigliare ad una fiera, questa volta, con fauci che si allungavano come raggi, fino a prenderti, morderti - godendo sadicamente del tuo sudore, succhiato come il sangue, da un vampiro.
 
Il sole paragonato a un vampiro! Che schiocchezza! - pensavo. Dovevo essere davvero penoso, a far pensieri del genere. Avevo forse consumato uno spinello? Nossignore. Avevo forse alzato il gomito? Nossignore. Avevo forse...
 
Dannazione! A che cazzo pensi?! Guarda la strada, di fronte a te! Guarda il fiume d'asfalto e basta! Attento a quelle altre navi! Sì, ora sorridi orgoglioso. La tua nave sembra uno smeraldo, al confronto. Uno smeraldo, pensai.
 
E i pensieri corsero veloci, ma la macchina di più. Su quella strada larga e accogliente facevo sempre soffrire quella dannata lancetta. Ma non si trattava più del quadrante di un orologio... no, non più di quello... eppure, ogni tanto, vi gettavo lo sguardo: merda, da adesso sono in ritardo.
 
 
 
Feci slittare lo sportello sul cellulare, chiudendo la chiamata con comica eleganza. Svoltai. Di 180 gradi - pensai - e non di 360, come dice qualche ignorante. Fottuta ignoranza. Era stata proprio quella a dirigermi lì! Proprio quella! Fottuta ignoranza!
 
Poco dopo mi trovavo già in un parcheggio, col mio smeraldo parcheggiato all'indietro a fianco di una Porche nero perla. Mi guardavo intorno, seccato. Perché, cazzo, ero così ignorante? Già, iniziavo a pensarlo anche di me stesso. Come prendere un numero secco alla roulette: trentasei volte la posta. Mica male!
 
Passò poco tempo, ed ecco che gli stringevo la mano, ed ecco che mi sporgevo per l'abituale saluto: guancia contro guancia, due volte, una volta per guancia. Costume bizzarro - formalità che rispetto, altrimenti come fai a vivere in questo fottuto mondo?
 
Salivamo le scale e discorrevamo di schiocchezze, o meglio di cose importanti, oserei dire vitali, eppure io riflettevo sul fatto che una ventina di minuti innanzi mi piombavo giù da altre scale, le mie - e tutto per non tardare. 
 
Pensai all'ironia del destino: fino a quel momento avevo maledetto il carro di Lugh, tanto splendente e concente da finirlo col paragonare ad un signore dei pipistrelli, ed ora un carro del Sole, che così faceva di nome, mi guidava per la sua casa. Vi entrai e scoprii con sollievo che nulla ricordava i raggi solari, quei fottuti raggi che ti strappano le carni. Era un ambiente fresco, finestre chiuse, tende che facevano il loro mestiere: c'era poca luce, e la cosa mi rallegrava. Mi rallegrava enormemente.
 
Accettai un drink e non finii di ringraziare, mentre discutevamo del più e del meno. Cazzo! Perché vuoi parlarmi proprio di quel film!
 
Si chiama Sunshine - prese a dire, mentre lo ascoltavo serio, e continuò, mandandomi a digerire che quella pellicola di recente fattura parlava di una spediziona suicida con l'intento di far esplodere il Sole! Sempre il Sole, sempre questo cazzo di Sole in mezzo! Però, dai, quella trama mi piaceva: lo avevo maledetto tante di quelle volte, che l'idea di ucciderlo una volta per sempre, come un piccone d'argento all'altezza del cuore, mi estasiava, e per un attimo fui tentato.
 
Ma barcollai solo un attimo, poi ci sedemmo. Qualcosa che doveva essere un lettore dvd prese a lavorare, finalmente, e lo schermo si caricò di colori e odori. Quelli che cercavo da anni. Da anni. 
 
No... il fottuto spione si sbagliava, quella non sarebbe stata una giornata come un'altra... no, certo che no... in quel giorno avrei colmato una lacuna, una lacuna che mi gravava come un groppo allo stomaco. Tutto ebbe inizio, ed io mi feci catturare da quell'intreccio potete. Prodigioso.
 
Era Storia. Storia con la "S" maiuscola.
 
 
 
Aveva inizio, aveva inizio sul serio. Tutti zitti ora... muti come pesci.
May 18

Una vittoria clamorosa

 
Il 14 e 15 maggio scorsi, all'Università degli Studi di Salerno, si sono tenute le biennali elezioni degli organi di rappresentanza studentesca, che hanno investito l'intero ateneo. Solo qualche mese prima, nasceva alla facoltà di Ingegneria una nuova associazione, Prima...Vera A.S.I., con l'intento di creare un nuovo polo di aggregazione, in grado di contrastare il monopolio ultradecennale della più nota e ramificata Zenit, nuovo ordinamento.
 
Finii per aderire al progetto, incuriosito dal coraggio del Presidente, Alfredo Galdieri, e di tutti i fondatori della neoassociazione, oltre ad esser indirizzato in tal senso da un amico che, in merito ad associazionismo universitario, se ne intendeva davvero: a costui ho legittimamente affibiato il nome di "deus ex machina" di Sinistra Futura, prestigiosissima associazione d'ateneo, oltre che del listone Unidea, che racchiude alcuna tra le maggiori organizzazioni studentesche dell'università e che, di fatti, si sarebbe rivelato ampiamente vincitore (guadagnando i 2/4 del Consiglio d'Amministrazione).
 
La campagna elettorale è stata intensa, ma a tratti sconfortante; nell'aria si respirava sì l'ottimismo, ma anche la crescente consapevolezza che eravamo in competizione con un vero e proprio monumento, difficile da smuovere e da battere. Ma la forza di chi non ha niente da perdere e la serietà con la quale ci siamo presentati agli studenti, oltre che al sicuro e maggiore entusiasmo, ha giocato grandemente a nostro favore ed i risultati ci sono stati tutti, con numerosi e calorosi festeggiamenti annessi: Prima...Vera è riuscita ad imporsi, contro ogni sensato pronostico, prima associazione di facoltà, con i suoi 870 voti circa, contro i pochi più di 600 totalizzati da Zenit. Una vittoria tanto inattesa quanto sensazionale ha portato i suoi frutti in ogni organo: dal Consiglio degli Studenti (2/3 a noi e 1/3 a Zenit), alle Aree Didattiche (con maggioranze quasi totali alle aree di Ing. dell'Informazione ed Ing. Chimica), fino al Consiglio di Facoltà (8/16 alla nostra associazione, contro i 6/16 di Zenit, mentre i due posti mancanti si sono divisi fra due associazioni esterne). A livello personale, candidato all'Area Didattica di Ing. Industriale (Meccanica e Gestionale), sono riuscito ad essere eletto con il maggior numero di voti (80), con mia grande soddisfazione.
 
Ma il compiacimento va tutto per una vittoria totale ed esaltante, che proietta la neonata (e spesso bistrattata) Prima...Vera ad una grande e consapevole rappresentanza, in qualità di prima associazione di facoltà. Non ci resta che rimboccarsi le maniche e mettere da parte lo spumante, ma fra un impegno e l'altro, la mente corre sempre ad una (più che una) visita all'Ikea e a problemi d'arredamento da risolvere nel futuro...
 

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April 15

Morte del Pluralismo

 
Devo ammettere di aver seguito con grande apprensione i risultati delle elezioni politiche: ben inteso, non nutrivo alcuna speranza circa la sconfitta della coalizione di Berlusconi, eppure confidavo nel fatto che non guadagnasse un consenso così ampio (intorno ai nove punti percentuali in più rispetto alla coalizione di centrosinistra di Veltroni). Se non altro, abbiamo finalmente allontanato gli spettri dell'ennessimo governo-nongoverno, incapace di guidare il Paese perché dotato di una manciata di Senatori in più: no, tutto questo non si è verificato, e l'ostacolo maggiore per una Nazione dotata di un governo è stato scavalcato, sebbene nel peggiore dei modi possibili, con una destra al governo.
 
Questo centrodestra, durante la campagna elettorale, è stato a più riprese accusato d'esser vecchio (basti pensare che il suo leader è al terzo mandato di Primo Ministro), di riproporre gli stessi volti e le stesse vacue promesse, eppure io non la penso così. Non è affatto così. Il centrodestra ha cambiato faccia, l'ha cambiata davvero: con l'agglomerato FI-AN l'importanza di Fini sembra essersi ridimensionata (e la sua presumibile candidatura alla Presidenza della Camera non fa altro che confermare che gli si sta togliendo un ruolo di "parte"), con l'esclusione dell'Udc (che è salutata da tutti come un gran bene, in quanto il novello Premier non avrà fastidi da alleati scomodi) si esclude dalla coalizione di centrodestra anche la parte più moderata ed, infine, con la grandissima vittoria della Lega Nord (che contro ogni pronostico supera l'8%) il quadro della grande alleanza berlusconiana è completo.
 
Siamo di fronte ad una deriva completa, totale e drammatica dell'Italia a destra. E non perché Berlusconi abbia vinto, ma perché l'ascesa di Bossi è la chiave di tutto: l'Italia è in mano sua, in mano ad un politico che fa della xenofobia la sua arma, che fa della devoluzione e del decentramento il suo cavallo di battaglia, che cerca in ogni momento di avvicinarsi al sogno blasfemo e viscido di una Padania "libera" dalla "schiavitù" di Roma, potendosi permettere di villipendiare il tricolore e il Presidente della Repubblica, di bruciare i nostri colori e di rinnegare la patria.
 
In questo scenario da panico, si inserisce un dato importante, di carattere storico: per la prima volta nel quadro politico italiano, c'è una semplificazione quasi totale della dialettica politica, con soli tre coalizioni ad essere rappresentate nel Parlamento (Partito delle Libertà, Partito Democratico, Unione di Centro). Se l'assenza degli esponenti della destra estrema (parlo naturalmente de La Destra - Fiamma Tricolore di Storace e della Santanché) non sembra affatto un male, visto lo strapotere di Bossi, non si può che restare con l'amaro in bocca di fronte all'assenza totale (e aggiungerei drammatica) di esponenti di Rifondazione, dei Comunisti Italiani, dei Verdi e del Partito Socialista. La Sinistra è stata spazzata via in un sol momento dallo scenario politico italiano, concretizzando la "deriva" a destra del nostro Paese. C'è chi prla di anno zero per la Sinistra italiana, chi fa autocritica e analizza la grave discrasia con l'elettorato. Io consiglio solo di vigilare sull'operato di Berlusconi, augurandomi da italiano che questo governo sia un buon governo, ché la recessione mondiale non può consentirci ulteriori passi falsi.
 
E così, mentre nel quartier generale della Lega Nord si festeggia stappando bottiglie e scambiandosi reciproci gesti d soddisfazione, con gli occhi che brillano all'idea di un nuovo passo verso la secessione sognata da anni, il resto dell'Italia si interroga sul futuro peso di Bossi all'interno del nuovo governo e, soprattutto, se, in fondo, questa semplificazione sia davvero un bene, se l'aver ucciso il pluralismo sia davvero un bene... ed, in definitiva, se ispirarci al modello americano di bipolarismo assoluto... sia davvero un bene...
Suggerisco cautela... quando importiamo prodotti a stelle e strisce...
April 08

Egli desidera il tessuto del cielo

William Butler Yeats
 
 
Se avessi il drappo ricamato
del cielo,
Intessuto dell’oro e dell’argento e
della luce,
i drappi dai colori chiari e scuri
del giorno e della notte
dai mezzi colori dell’alba e del
tramonto,
stenderei quei drappi sotto i tuoi
piedi:
invece, essendo povero, ho soltanto sogni;
e i miei sogni ho steso sotto i
tuoi piedi;
cammina leggera perché
cammini sui miei sogni.
March 25

Il mondo nuovo

Aldous Huxley
 
 
 
Romanzo del 1932, Il mondo nuovo è ambientato in un immaginario stato totalitario del futuro, pianificato nel nome del razionalismo produttivistico, dove tutto è sacrificabile a un malinteso mito del progresso. I cittadini di questa società non sono oppressi dalla guerra né dalle malattie e possono accedere liberamente a ogni piacere materiale. Affinché si mantenga questo equilibrio, però, gli abitanti, concepiti e prodotti industrialmente in provetta sotto il costante controllo di ingegneri genetici, durante l'infanzia vengono condizionati con la tecnologia e con le droghe e da adulti occupano ruoli sociale prestabiliti secondo il livello di nascita. In cambio del mero benessere fisico, i cittadini devono insomma rinunciare a ogni emozione, a ogni sentimento e a ogni difesa della propria individualità.
February 01

Una Napoli da... sopravvissuti

 

 

  

  

January 24

Orgoglio e Vergogna

 
Non appena il centrosinistra, poco meno di due anni fa, annunciò la vittoria elettorale, conseguita sul filo di lana, avevo detto su questo stesso blog che alla stazione Italia sarebbe passato il treno del cambiamento. Questo avrebbe fatto l'ultima chiamata: perderlo o salirci, senza via di mezzo. Per un po', ci hanno provato. Ci son saliti, un po' stretti in certi vagoni, un po' larghi in altri. Armoniosi da qualche parte, litigiosi da qualche altra. Due vagoni ospitavano i protagonisti della nostra politica, due vagoni di cui uno saldo, mentre l'altro fortemente instabile. Ahimé, ahinoi, quel treno, alla fine, non è riuscito a raggiungere la sua meta: non ha raggiunto neppure metà strada, e si ritrova a fermarsi, a far scendere tutti. Qualcuno è responsabile, forse più d'uno, ma adesso che cosa importa?
 
Vedo sfumare la possibilità del cambiamento, vedo sfumare la possibilità di rimettere in carreggiata il sistema Italia, vedo sfumare un buon inizio, un buon incipit delle cose in cui credo. Poco, miseramente poco, ma almeno qualcosa s'era fatto in quella direzione. E ora tutto crolla.
 
Ho visto il Senato della Repubblica ospitare una scena ad un tempo comica e drammatica: un Senatore insultare e quasi aggredire fisicamente un suo collega, sotto gli occhi delle telecamere e degli italiani, finanche ad arrivare agli sputi. E l'altro svenire. E' svenuto lui, ma in realtà a svenire sono stati in tanti. Svengono e muoiono. Gli italiani e i loro progetti, le speranze e i loro sogni. Ah, quale letale difetto, la speranza...
 
Un'inciviltà ed una vergogna senza nome dominano i rami del nostro Parlamento ed è in momenti come questo, al di la' del collasso della Nazione in senso lato, che mi domando: quale povero sfigato ha osato affermare che "i politici sono lo specchio del Paese"? Ma dove? E io dovrei riconoscermi in una lite così bassa e feroce fra ultrasessantenni, con salive volteggianti?! Bah, sono enormemente rattristato.
 
Ed è, ancora, in momenti come questi, che si riflette sul significato della democrazia, su quello del suffragio universale (è davvero una grande conquista dell'umanità civile?) e, soprattutto, sulla genesi della nostra Repubblica. Si torna, con la mente, al secondo dopoguerra, alla stesura della nostra Costituzione, ai nostri padri, ai nostri antenati che hanno dato vita ad un sogno chiamato Patria, che hanno lottato per essa, che l'hanno unificata ancora una volta, che hanno tracciato delle linee guida essenziali, ancora attuali, ineliminabili. Fari di sapienza in un mondo dominato dall'oscurità della vergogna.
 
Ed è, ancora, in momenti come questi, che il mio pensiero, stretto nel lutto del cordoglio, va ad un grande della nostra Resistenza, ad un padre non dell'Italia per come la conosciamo, ma un padre dell'Italia che aveva ancora negli occhi la speranza, l'ansia della liberazione, la voglia di fare, di creare, di autoattuarsi. Un padre dell'Italia che fu, di una vera Italia, di un'Italia che desiderava essere grande e dimenticare gli orrori del ventennio e della guerra mondiale. Non un'Italia qualunque, ma L'ITALIA.
 
Ed è, certo, in momenti come questi, che la scomparsa di Arrigo Boldrini ci lascia tutti un po' orfani, tutti un po' spiazzati, confusi, senza punti di riferimento.
 
Addio grande Padre di un Sogno chiamato Italia...
 
Addio comandante Bulow.
January 21

Notte di melma

 

“Mi gira la testa…” – biascica mentre cerca qualcosa per coprirsi.

 

Dall’altra parte, sguardi indifferenti, che rasentano il disprezzo.

 

“Ti ho detto… ti ho detto che mi gira la testa…” – lamenta ancora, portandosi le mani fra i capelli.

 

Un lezzo di alcool aleggia nella stanza buia, illuminata a stento dal pallido riflesso di lampioni lontani, oltre le veneziane delle finestre.

 

Sagome indistinte, un tempo avvinghiate, che ora osservano il buio con sguardi vacui.

Vacui come il significato di quei momenti.

January 19

Addio Bobby

 
So che non c'entra un cazzo con gli abituali toni del mio blog, ma è doveroso porre il mio estremo saluto ad un grande del panorama scacchistico internazionale.
 
fischer
 
Gli scacchi sono la vita
Bobby Fischer

Asentimentale

 
Probabilmente commetto un grosso errore nell'incentrare un mio intervento su una discussione avvenuta con un amico - che per comodità chiameremo con aria di scherno Jack - che potrebbe, a ragione, sentirsi una persona importante e dunque nutrirsi di mere illusioni.
 
Tralasciando ulteriori preamboli, tutto ebbe inizio una notte antecedente l'Epifania, quando io, nonostante i numerosi esami che mi attendevano di lì a pochi giorni, stavo intrattenendo la mia mente con lo studio della religione dei Mormoni. Sì concentrato sui miei studi della setta, il seccante Jack mi contatta sul Messenger, cercando il mio aiuto su una questione di cuore: sembrava davvero affranto. Gli ho degnato attenzione, ma solo dopo avergli fatto pesare il tempo che mi stava rubando.
 
Successivamente, il già citato Jack, studente fuori sede dell'università di Fisciano, tornerà alla sua seconda casa e io andrò a trovarlo. E' in quel momento che mi mette al corrente del fatto che, fortunatamente, i miei consigli (che non sto qui a ripetere...) non gli sono stati utili, perché poi le cose sono andate da sole per il meglio. Ho finto di felicitarmi alla notizia, quando poi ha messo mano al portatile, mostrandomi con impareggiabile orgoglio il suo ultimo post pubblicato sul suo space. Si trattava di parole dolci, riferite alla sua amata, sul loro ultimo incontro, cui era allegata la foto di una scritta ("Stellina") nella neve.
 
Jack, entusiasta e certo di ottenere la mia approvazione, mi raccontò tutta la storia dietro quella scritta e di come avesse seriamente commosso la sua ragazza. Effettivamente, devo dire che un gesto del genere ha riscosso un certo successo, dal momento che ho letto i commenti a quell'intervento (per lo più femminili) che restavano tutti dai toni marcatamente romantici.
 
Ma quando Jack ebbe finito di raccontarmi, calò il silenzio. Mi accesi una sigaretta, mentre osservavo con aria spenta il monitor del suo portatile, fissando in modo insistente quella foto, quella scritta nella neve. Una nuvoletta di fumo viaggiò verso il soffitto, e ne seguirono alcune altre, prima che io spostassi l'attenzione su di lui, e presi a parlare, con il mio solito fare saccente, che emana sicurezza, che disarma.
 
Sì, in effetti è proprio una bella foto. A guardarla, si capisce che quella scritta è stata fatta da mani dense d'amore. Immagino che la ragazza abbia notevolmente apprezzato, che tu ci abbia messo il cuore, così come immagino che qualsiasi ragazza che veda questa foto si commuova, metta mano al petto, dica con fare starnazzante "oh, ma che caro questo Jack". Magari, chissà. Eppure, Jack, se tu guardassi questa foto con i miei occhi, con gli occhi di una persona che osserva questa foto in modo distaccato, distante, allora scopriresti che questa scritta nella neve è solo una scritta nella neve, che fondamentalmente è una cosa inutile, priva di significato, che non ha alcun tipo di scopo, che è priva di senso. Non ha alcuna utilità, è solo il gioco di un bambino un po' troppo cresciuto. E' l'illusione del sentimento che offusca la ragione e ti fa sembrare questa foto grande, quando in realtà non vale proprio niente. Effettivamente, a guardarla con aria scientifica, non è proprio un cazzo. Insomma, Jack, sei un coglionazzo.
January 03

Dolce come un caffé senza zucchero

 
Naturalmente il titolo di quest'intervento corrisponde alla mia descrizione. Proprio oggi m'è capitato di tornare a bazzicare nel blog di una mia amica e ho riletto uno dei suoi vecchi interventi, dove postava il test seguente, chiedendo a tutti i visitatori di compilarlo alla voce commenti:
 
1Chi sei?

 2. Siamo amici?

3. Quanto tempo fa ci siamo conosciuti?

4. Hai mai desiderato darmi un pugno in faccia?

5. Dammi un soprannome e spiegami .

 6. Descrivimi con una parola.

7. Qual è stata la tua prima impressione su di me?

8. Pensi la stessa cosa ora?

9. Cosa ti fa ricordare me?

10. Se mi potessi dare qualsiasi cosa, cosa mi daresti?

 11. Hai mai avuto una cotta per me?

12. Quanto mi conosci?

13. Quand'è l'ultima volta che mi hai visto?

14. C'è mai stato qualcosa che avresti voluto dirmi e non l' hai mai fatto?

15. Metteresti questo test sul tuo blog per vedere cosa direi di te

Già dal modo in cui è scritto ben si può evincere come la ragazza in oggetto sia una scoppiata di prima categoria, tuttavia nei suoi confronti ho sempre avuto dei sentimenti di forte compassione e pietà, più che altro dovuti al fatto che ho la gran fortuna di conoscerla da molto tempo.

Premettendo che ti voglio tanto ma tanto bene, cara amica della quale non rivelerò pubblicamente il nome, riporto a tutti le risposte che ho dato al suo test (nel rileggerle ora mi son detto che era opportuno dar loro grande evidenza):

1. Stefano, il tuo padrone.
2. No. L'amicizia presuppone uno stato di parità, mentre tu sei al di sotto.
3. Ti conosco da sempre. Ti ho visto nascere.
4. Non mi sono limitato a desiderarlo.
5. Direi che "La babbea" va bene. Spiegarlo? E' abbastanza esauriente.
6. Da-cartone-animato.
7. Che eri una bambina con dei problemi. Seri.
8. Quasi. Ora penso che tu sia una ragazza con dei problemi. Sempre seri.
9. Meglio che non lo dica.
10. Una flagellata in mezzo agli occhi. L'ultima volta ti ho colpito male.
11. No, ma si è sempre verificato il contrario.
12. Ti conosco... totalmente.
13. Diverse settimane fa.
14. No. Sono sempre stato molto schietto con te.
15. Forse in futuro.

Non sono amorevole, vero? Ah, già che ci siete, se volete potete anche compilarlo. Diversamente, vivrò meglio.

December 31

Ricordi dal Liceo #2

 
La lista era stata consegnata, dopo quel rocambolesco cambiamento in extremis, che vedeva l'aggiunta di una quinta candidata. Un nome banale, che non esitai a reputare redicolo, accompagnava noi cinque, visti come outsider, come gli sfidanti. Si respirava il clima di una campagna elettorale sofferta, si respirava il clima di una sconfitta più o meno certa, eppure, dopo tutte queste peripezie, nonostante i cattivi presentimenti, mi sentivo elettrizzato, portato a "dover" vincere.
 
Ero lì, nell'arena. Daga in pugno. Non sono un perdente.
 
Tornavo in classe, un po' perplesso, un po' sconfortato. Sbuffavo, scuotevo il capo, ripensavo all'errore di inserire una quinta candidata. Iniziavo a pensare d'aver commesso un errore, un grave errore. "Con chi ti sei andato a candidare..." - pensavo genericamente, rattristato, arrivando addirittura a pentirmi di aver cooperato per quella candidatura, per quella lista dal nome quanto meno bizzarro - o almeno, io, l'ho sempre trovato banalissimo. Eppure, ero lì, a correre con gli altri, in una squadra: la strada sembrava in salita, ma solo il tempo avrebbe decretato se fossi stato il protagonista o uno dei tanti gregari.
Così, cercai di soffocare i pensieri amari come si fa con una medicina indigesta e tornai in classe, interruppi - al solito - la lezione per dare l'annuncio ufficiale alla classe, che ricambiò con entusiasmo e con un caloroso applauso, come agli allegri tempi del biennio, dove le mani scoccavano per ogni futile ragione, purché si facesse "casino", tacito scopo comune. Mozzicai il nome della neolista elettorale, dando, al contrario, molto risalto al fatto che, molto diligentemente, eravamo stati i primi a consegnarla, così ché (non irrilevante vantaggio d'immagine) la nostra lista comparisse come la prima nell'elenco di quelle presenti per il voto. Infatti, oltre alla nostra, c'era la già citata lista - concorrente principale, poiché composta da ragazzi del Liceo - "Spazi Nuovi", che prendeva il nome dal nascente partito politico di destra - ad oggi a quanto pare già sepolto - promosso sul territorio dall'inossidabile Fabrizio Ciarletta, che, dopo aver rinunciato alla terza candidatura alla Rappresentanza studentesca, non ha, però, certo dismesso le armi, andando a misurarsi con questo nuovo "progetto", che ha trovato, per sua astuzia, terreno fertile presso i tre candidati della lista a me avversa, che cercavano in lui un deciso sostegno e che ben accettavano, in cambio, di offrirsi come prestanome per la pubblicità del partito. In ultimo, v'era una terza lista, dal nome simile, "Insieme per Crescere", costituita da due ragazze dell'I.T.C. e, data la decennale tradizione del nostro Istituto che separa decisamente il Liceo dal Ragioneria, non era rilevante ai fini dei giochi, poiché, sui quattro seggi, ne avrebbe certamente raccolto uno, e non più di uno, lasciando i restanti tre alla disputa intraliceale. Quanto alla rappresentanza della Consulta Provinciale, erano solo due i candidati, per i due posti, dunque certi dell'elezione: un ragazzo dell'I.T.C., spacciato in modo del tutto fallace come adepto di Spazi Nuovi, ed uno del Liceo, Giuseppe Parrella, che precisò più volte di voler rimanere fuori dai giochi della Rappresentanza all'Istituto per amicizia ad entrambi gli schieramenti, nonostante la candidatura di Nicoletta ed Olga, sue compagne di classe, nella mia lista.
I giorni susseguenti furono caratterizzati da calcoli senza fine, da discorsi e stime indimenticabili, come le raccomandazioni degli amici che vedevano in Luigi il concorrente più pericoloso, quello più noto e carismatico che avrebbe facilmente raccolto moltissimi voti. Ma, in verità, il mio dilemma era interno alla lista: se fossi riuscito a piazzarmi come primo di lista, qualunque fosse stato l'esito, sarei stato eletto; diversamente, con una seconda posizione all'interno della lista, Insieme per Migliorare avrebbe dovuto vincere il confronto diretto con Spazi Nuovi. Fatto sta che, frattanto, s'era dato il via alla campagna elettorale e, almeno apparentemente, proseguiva tranquilla, senza litigi né tensioni: al contrario, c'eravamo incontrati tutti noi candidati pacificamente, assicurandoci l'un l'altro che non sarebbe stata fatta una spietata campagna elettorale. Ma le cose lentamente si evolvevano e, così, andando di classe in classe, sfruttando e le assemblee e il buon ascendente sui professori, riuscivamo a racimolare sempre più consensi, e ciò era abbastanza evidente.
In quel momento, tuttavia, si aveva sempre l'impressione che le due liste si equivalessero, che si trattasse di una situazione al filo di lana, incerta sino all'ultimo. Anche internamente alla lista iniziavo ad avere i miei dubbi: potevo ragionevolmente escludere Nicoletta ed Olga dalla corsa alle prime due posizioni, sebbene dessi alla seconda una certa forza in quanto a voti potenziali e ad intraprendenza, ma su chi vincesse lo sprint fra me, Carmine e Raffaella avevo non pochi dubbi. Facendo i soliti conti, conclusi che, probabilmente, nonostante la lista venisse sponsorizzata come l'unica che dava spazio alle "pari opportunità" e cioè che dava spazio a tre ragazze, ad occupare le prime due posizioni saremmo stati io e Carmine, dunque cercavo di trovare le strategie che mi avrebbero consentito di superarlo in fatto di preferenze, ma sapevo che si trattava di un'impresa, in quanto il mio compagno d'elezioni poteva contare sull'appoggio - nient'affatto che secondario - della professoressa Polichetti che, come si vocifera, "vale 100 voti" e non è affatto una falsità.
 
Tornando alla campagna elettorale, iniziavano ad esserci i primi screzi e i primi dissapori più o meno pronunciati all'interno della nostra lista. Da un lato, Raffaella che dimostrava palese disappunto per l'inatteso allargamento della lista, che di fatti le toglieva il privilegio d'esser l'unica ragazza candidata del Liceo, dall'altro Olga, spalleggiata da Nicoletta, che iniziava a maldigerire Carmine e i suoi modi di fare un po' troppo sbrigativi ed ottimistici; e io, martire della situazione, che cercava di tenere tutti uniti, almeno fino a quando non si fosse arrivati al momento delle elezioni. E, bene o male, ci riuscii, nonostante in più di un'occasione, debbo ammetterlo, dubitai seriamente della lealtà ed intelligenza di Carmine. Ad esempio magistrale, non posso che citare una sua vergognosa esternazione che avvenne nella classe del primo liceo classico della sezione A (dell'anno scorso, naturalmente), dove una spigliata ragazza, programma alla mano, chiese delucidazioni su numerosi punti sui quali aveva - non a torto - diverse perplessità. A turno, dove eravamo più preparati, rispondevamo e cercavamo di chiarire i sacrosanti dubbi della ragazza, se non ché, all'ultimo, quando questa studentessa chiese spiegazioni circa il punto che trattava l'impegno di trovare una sede adatta a poter ospitare le assemblee d'istituto, rinunciando e ai turni e all'espediente dell'assemblea a classi parallele, Carmine si mise in luce per una bastardata (che, a suo beneficio, probabilmente fu del tutto ingenua) che stoccò nei miei confronti. Infatti, premesso che quella voce era fortemente osteggiata dal sottoscritto, che la bollava come "impossibile" da realizzare, Carmine ebbe l'infelice idea di cercare di sconfessare quella voce e di, quasi, lavarsene le mani, addossando a me tutto il peso con un'affermazione del tipo, un po' balbettata: "Sì... ci riusciremo... perché Stefano, tramite i suoi contatti con l'UDS, ha già trovato diverse sistemazioni...". Non è difficile immaginare che io rimasi allibito e lo guardai con l'aria di un difensore innocente che si vede estrarre contro un cartellino rosso e comminato un rigore a sfavore perché il simulatore di turno ha effettuato un triplo tuffo carpiato degno dell'oro olimpico. Riuscii a cavarmela discretamente, finendo, di fatto, a rimbalzare la palla al mittente, anche se non lo feci con la stessa decisione, perché non lo trovavo affatto produttivo spalare sterco addosso a Carmine e dar l'impressione di una squadra divisa ancor prima di iniziare.
 
E così, fra alti e bassi, fra dichiarazioni più o meno ingiuriose e bisbiglii di scredito dall'una e dall'altra parte, andava avanti questa singolare guerra fredda, silenziosa e viscida, come l'incedere d'un serpente. Ognuno aveva preparato i propri ordigni migliori e ognuno non attendeva altro che l'inizio ufficiale delle ostilità, all'assemblea di presentazione, per farli esplodere. E fu così che in questa fase di studio di relativa tranquillità, ci avviavamo verso la guerra aperta...
December 25

Un altro anno...

 
...sulle spalle. Oggi è Natale, ma anche la vigilia del mio diciannovesimo compleanno. Un altro inverno che scorre sotto i miei occhi, e d'un anno sono più "vecchio", o più "maturo". Sfrutto la ricorrenza per prendere e compilare il primo test che m'è passato fra le mani.
 
Il passato
 
1) Il giorno più bello? Domani.
2) Il giorno più brutto? Ieri.
3) L'anno migliore? Questo, il 2007. E meglio ancora sarà il prossimo.
4) Pensi che ti sia mancato qualcosa? No, non posso lamentarmi.
5) Com'eri cinque anni fa? Meno disincantato, più introverso, mesto perché riflessivo. Poi ho trovato l'equilibrio.
6) L'episodio che ti ha lasciato più amareggiato? Ogni volta che sono stato deluso dagli ingrati.
7) La volta in cui tu stesso ammetti di aver sbagliato? E' abbastanza raro, e non perché non sia disposto ad ammettere uno sbaglio, ma perché non commetto errori. :P
8) La volta che ti sei più vergognato? Non ho mai provato vergogna di me stesso.
9) Una persona che ti ha cambiato? Tutti ci cambiano, anche se non ce ne accorgiamo!
 
Il presente
 
1) Ti manca qualcosa? L'uomo è in continua ricerca...
2) Studi o lavori? Studio.
3) Fai Sport? Se si cosa? Non più.
4) Come passi le giornate? A casa fra PC e studio (poco), ma il più del tempo fuori casa con gli amici.
5) Giornata ideale? Eh, difficile da immaginare...
6) Quante persone ti bastano per divertirti? Una basta.

Il futuro
  
1) Come ti vedi a 25 anni? Ancor più maturo e disincantato.
2) A 35 anni? Single, chissà dove, gratificato nel lavoro.
3) A 60 anni? Sempre solo, prossimo ad abbandonare il mondo e a trasferirmi in Tibet.
4) Come vorresti morire? In Tibet, non troppo vecchio, sereno e senza legami terreni, senza radici, senza nessuno che mi ricordi.
5) Vorresti avere figli? No, lo escludo.
6) Abiterai dove abiti ora? Ritengo che sia molto improbabile.
7) Con chi vorresti rimanere in contatto? Con le poche persone che continuo a frequentare assiduamente tutt'oggi, da anni.
 
Personali
 
1) Pensi di essere bello? Lascio giudicare alle ragazze. 
2) Pensi di essere simpatico? Generalmente non lo sono, ma so esserlo. 
3) Pensi di essere intelligente? Sì, ed è sicuramente la mia migliore qualità.
4) Pensi di saperci fare con l'altro sesso? Anche questa è una domanda che va girata.
5) Datti un voto per queste cose:
Bellezza: 7
Simpatia: 6,5
Intelligenza: 10
 
Abitudini
 
1) Ti curi nel vestire? Non eccessivamente, ma ci sono occasioni che richiedono una certa forma e vi pongo attenzione.
2) Quante volte ti lavi i denti al giorno? Tre.
3) Ti arrabbi facilmente? No, mi arrabbio raramente...
4) Hai qualche vizio? Molti "sfizi", pochi vizi.
5) Un comportamento che ti dà fastidio? L'ingratitudine, la volgarità, l'aggressività.
6) Sei superstizioso? Assolutamnete no.
7) Hai qualche rito scaramantico? No, mai avuti.
8) Quale canzone non smetteresti mai di sentire? Broken Promises - Element Eighty
9) Quale persona non smetteresti mai di vedere? Brutto a dirsi, ma nessuno è essenziale nella mia vita.
 
 
Comportamenti
 
1) Chi tradisce ha sempre torto? Sì.
2) Sei prevenuto verso qualsiasi cosa innovativa? No, per niente.
3) Vuoi sempre avere ragione? Spesso, ma perché so di averne.
4) E' facile fraintendere quello che si scrive da dietro il pc? Sì, è facile, perché non si rendono bene i toni e le espressioni mimiche.
5) Se vedi che una ragazza ti prende in simpatia cosa pensi? Che sta incredibilmente apprezzando una delle mie più basse qualità, la simpatia.
6) Sei protettivo nei confronti dei familiari? Di pochi.
7) Che musica ti ricorda qualcosa? Alcuni brani da discoteca mi ricordano alcune situazioni passate...
8) Ti ambienti fin da subito o ci metti un po'? Dipende se mi piace l'ambiente, ma di solito mi integro facilmente.
9) Come sfrutti il tempo in cui sei da solo? Oltre alla routine, mi piace raccogliermi in me stesso.
 

Conclusioni
 
1) La cosa più bella che ti hanno detto? Tante cose belle, il difficile è capire quali fra queste fossero sincere.
2) La cosa più brutta che ti hanno detto? Quelle cose che mi hanno ferito, anche se non lo ho mai mostrato.
3) Cosa hanno da imparare da te? Che bisogna dare il giusto peso alle cose, che è necessario essere ad un tempo solidali e realisti.
4) Hai mai perso la fiducia per qualcuno di cui ti fidavi? Ho fiducia in poche persone, quindi non è mai accaduto.
5) Se fossi una parola quale saresti? Poliedricità.
6) Se fossi un animale quale saresti? Forse un lupo.
7) Se fossi uno smile quale saresti? -.-
8) Il tuo sogno nel cassetto? Avere la forza di abbandonare tutto questo.
December 23

Viluppo

 

Annoto su un taccuino Nero,

frasi e parole ininterrotte,

d’un modo che riscalda la Notte,

d’un’Alba riflessa in un cero.

 

Soffio di cielo,

Ecatombe di mistero,

Inizio d’un lento disgelo.

 

Laconico ministero

di un Acuto parallelo.

 

Musica d’oltreoceano,

Intonata malamente,

da un anfratto Arcano.

 

Desistere,

Esistere,

Ammettere…

December 08

Déjà vu

 
Paramnesia dal sapore agrodolce,
già visto, già vissuto.
 
Un epilogo temuto.
November 09

Track

 
Una parola insensata che dovrebbe vagamente ricordare il rumore di qualcosa che si spezza, un segno di discontinuità nel nulla d'un silenzio irreale.
 
La differenza fra l'inutile mondo delle scuole superiori, con annesse inutili attività studentesche che ho curato in prima persona sotto vicendevoli aspetti, e il mondo dell'università l'ho trovata moderatamente marcata, ma non è mia intenzione annoiarvi con un'attenta analisi di ciò che è dissimile e ciò che non lo è.
 
Ci tenevo, solamente, a rnedervi partecipe di una mia breve riflessione, che mi ha accompagnato in queste ultime settimane.
 
Ho trovato una forte conferma a quello che sospettavo ormai da anni: la scuola superiore è un intermezzo totalmente improduttivo e ridicolo fra la scuola media e l'università.
 
Se dovessi ripensare al liceo, non mi verrebbe altro parallelo ideale che quello d'un circo, con degli spettatori troppo grandi o troppo piccoli per apprezzare le sceneggiate poste in essere da tutt'altro che abili giocolieri, stufi di mostrare i soliti numeri e le solite fiere esotiche e ben più interessati a concludere lo spettacolino e a congedare il pubblico, a suo volta incredibilmente spossato e annoiato dalla monotonia di ciò che gli viene somministrato. Ma una sottile ed indefinibile aurea di formalità e necessità continua a legare i maestranti e gli spettatori: quel circo privo di carisma deve continuare a vivere, quel capannone deve continuare a reggersi su deboli basi, quei manifesti multicolore devono continuare a recitare spot fallaci.
September 19

Ricordi dal liceo

 

Avvertenza ai lettori. Riporto quanto segue con la testa e con i pensieri che avevo allora e non con quelli attuali. Non nasconderò in alcun modo ciò che pensavo e le mie reali opinioni. Se qualcuno se ne sente offeso, me ne sbatto.

 

 

Erano, forse, passate un paio di settimane dalla riapertura della scuola. Mi si prospettava l’ultimo anno dell’angosciante quinquennio liceale. “L’ultimo… è l’ultimo…” – mi ripetevo, entusiasta all’idea di poter considerare quelle maledette superiori un capitolo chiuso.

 

Eppure era ancora lì, tutto davanti a me. A prima occhiata così lungo, interminabile.

Mai avrei sospettato che sarebbe passato così in fretta.

 

Il telefono squillò sulla scrivania, recitando un numero sconosciuto. Incuriosito, aprii la conchiglia, scoprendo che a chiamarmi era un certo Carmine Sellitto, amico, o forse sarebbe meglio dire conoscente, da un bel po’ di tempo, eppure mai così stretto, tutt’altro. Del resto, a lungo l’ho salutato senza neppure ricordarmi il suo nome.

Per un momento provai a chiedermi come facesse ad avere il mio numero, poi ricordai che, quella, non era la sua prima telefonata: circa un mesetto prima, s’era fatto sentire per invitarmi al suo compleanno di diciotto anni, che dovetti saltare, a causa della concomitanza con l’illuminante viaggio in Russia, proprio in quei giorni di fine agosto.

Dopo i convenevoli di rito, ancora non riuscivo a spiegarmi quella chiamata inattesa, quando Carmine diede l’affondo decisivo, confidandomi di volersi candidare alla Rappresentanza studentesca, nell’intento di chiudere al meglio la sua esperienza liceale. Prima d’allora, mi risultava un’unica lista per le elezioni, composta da tre candidati: Luigi Testa, a sua volta solo un amico estemporaneo, e due altri coi quali mai avevo avuto rapporti. Non era la prima volta che ricevevo telefonate di quel tipo. Anzi, tutti gli anni, ne ricevevo di simili dai vari candidati alla Rappresentanza studentesca, in cerca non solo del mio voto individuale, ma anche di un supporto più concreto, attraverso una propaganda in primis nella mia classe, la quale – non avendo mai seguito particolarmente la politica studentesca – ha sempre seguito le mie indicazioni, quindi attraverso un aiuto esterno nella realizzazione dei progetti. Ma non ero più un ragazzo dei primi anni; disincantato com’ero sulla realtà studentesca, non avrei mai accettato di essere uno dei tanti in uno staff – qualunque scopo esso si prefiggesse. Così, mantenendomi sul vago, seppur disposto a dare il mio contributo limitatamente alla campagna elettorale ed in un modo nient’affatto impegnativo e deliberatamente marginale, arrivai a chiedergli chi altri lo avrebbe accompagnato alle elezioni.

Qui la telefonata prese una virata inaspettata. Carmine mi confidò che ad affiancarlo sarebbe stata Raffaella Anzalone, ragazza dell’ultimo anno del liceo Linguistico ed amica di lunga data, poi mi sorprese con la proposta di aggiungermi nella lista elettorale. La mia pronta reazione fu quella di declinare gentilmente l’invito, ricordandogli che in passato ne avevo pur ricevuti di simili, ma che, alla fine, avevo sempre scelto di limitarmi alla rappresentanza di classe – ed essere all’atto conclusivo del quinquennio certo non sarebbe stato consigliabile per un’esperienza che, forse, sarebbe stata ben più adatta almeno un anno prima. L’altro insistette, prolungando la conversazione ed adducendo mille ed uno motivi per i quali avrei dovuto ripensarci ed aggregarmi alla neonata lista elettorale, che doveva fronteggiare “quella dei tabaccari” ed evitare che la scuola cadesse “in mano loro”.

In verità seccato delle troppe chiacchiere a telefono, gli dissi che ci avrei pensato e che avremmo rimandato la discussione non appena ci saremmo visti. In realtà, la mia decisione l’avevo già presa: non candidarmi. Non trovavo plausibile gareggiare per la rappresentanza studentesca all’ultimo momento, senza un lavoro di propaganda alle spalle, cosa che, invece, l’altra lista aveva già, perché la voce – si sa – si diffonde ben presto e loro figuravano come gli unici ad ambire al titolo di rappresentanti studenteschi.

 

Non appena chiusi la telefonata, la curiosità mi spinse a chiamare Raffaella, chiedendole spiegazioni. Lei, però, mi disse che la decisione non era affatto presa e che non era sicura di questa candidatura, sebbene avesse aggiunto che era stata proprio lei a consigliare a Carmine di contattarmi per “completare” la lista. Apparentemente, un gruppo perfetto, formato da un elemento d’ogni distretto del liceo: Carmine per il classico, Raffaella per il linguistico ed io per lo scientifico. Tuttavia, così come avevo sostenuto fino a poco prima, la informai che non era mia intenzione affiancarli per il semplice motivo che non trovavo ispirazione nel propormi come rappresentante all’ultimo anno di liceo, in un contesto che ormai andava declinando.

La cosa restò così in sospeso. Puntuale, mi arrivò il giorno seguente la nuova chiamata di Carmine, che ancora, con una tenacia che devo riconoscergli, provò a convincermi della bontà dell’iniziativa.

Sempre più esasperato dalle conversazioni a distanza, infine riuscii ad organizzare un incontro con tutti e tre, per porre la parola “fine” alla questione. Mancavano forse un paio di giorni alla presentazione delle liste e io avrei dovuto metterci la faccia nella candidatura d’una lista abbozzata all’ultimo momento contro una che si pubblicizzava sin dall’apertura della scuola? Sarebbe stata una sconfitta certa: un motivo in più per non avanzare candidatura.

 

La mia prima posizione, in virtù di quella tenuta sino a quel momento, fu quella di far presente ai due che non volevo candidarmi personalmente, ma che non avrei fatto mancare il mio aiuto – com’è sempre stato per chi ho appoggiato. Non so come, fatto sta che, quando concludemmo quell’incontro, le idee erano un po’ più fresche per tutti. Vale a dire, che insieme avremmo costituito una lista elettorale per la rappresentanza studentesca. Seppur incerto della situazione, infine cedetti alle esortazioni e accettai di provare la cosa, pur mantenendo un tono ipotetico, che lasciava ad intendere che nulla ancora era totalmente deciso.

Il tempo stringeva – ed i dubbi permanevano. Nelle ore seguenti chiamai i compagni di classe più stretti, chiedendo consigli sul da farsi e le loro previsioni su una possibile candidatura. Con mia grande sorpresa, incontrai l’entusiasmo dei miei amici e questo fu, senza ombra di dubbio, il trampolino per la decisione finale. Dopo lunghi discorsi anche con loro e fantasticando i risultati delle future elezioni, s’era deciso per l’azione. Dovevamo “avere” la scuola. E ci saremmo riusciti.

 

In quel contesto, la lista elettorale era distorta e declassato a mero strumento per riuscire a diventare Rappresentante studentesco, sebbene, nei nostri progetti, si puntasse molto anche alla vittoria di lista per far sì che ci fosse una maggioranza numerica, tale da poterci conferire maggior potere decisionale sui temi più scottanti. Insomma, bisognava assicurarsi di uscire, questo sì, ma anche di non essere un Rappresentante studentesco a metà.

 

Di questo passo, ormai l’entusiasmo era alle stelle, ma fu presto spento dagli improvvisi ed ingiustificati dubbi di Raffaella, che il giorno prima della presentazione delle liste cadde nel panico più totale, affermando di non volersi candidare e di non esserne capace. Dopo molti sforzi, si riuscì a convincerla.

 

Nel frattempo, però, su alcuni punti accadevano cose non propriamente cristalline. Cose che sarebbero dovute essere, per me, una spia di guai susseguenti, ma che, lì per lì, sottovalutai. In primo luogo, il programma di lista fu redatto subitamente da Carmine, che poi lo sottopose agli altri. A differenza di tutti, io fui l’unico a non approvarlo e a volerlo ridurre drasticamente, adducendo che almeno la buona metà di quei punti progettuali erano irrealizzabile, mentre una buona parte dei restanti quanto meno assai improbabili. Per mia sfortuna, che puntavo sulla snellezza del programma, ma anche sulla coerenza e lealtà degli impegni – dunque su un contatto più onesto con l’elettorato -, trovai l’opposizione di chi, invece, cercava nella vastità del programma e nella manifesta magnificenza dei “progetti” un gran punto di forza.

“Che importa che non riusciamo a realizzarlo? L’importante è farcire il programma” era la frase ricorrente, che io digerivo a stento. Ma, ormai, la lista si era ampliata a cinque e poteva mai essere vincolante la mia opinione? Dopo un drastico taglio al programma imposto da me, dovetti accettare che permanessero alcuni punti che pure avrei voluto veder sparire, ma almeno ne avevo eliminati moltissimi altri, che sfioravano il ridicolo.

Sì, nel frattempo la lista s’era ampliata a cinque candidati, ed in un modo paradossale. In un primo tempo, ci siamo guardati intorno, valutando se ci fosse qualche altro papabile candidato, che dovesse avere la funzione di aumentare i voti di lista, pur senza intaccare la leadership di lista, che ci saremmo dovuti giocare noi tre. Alla fine, individuammo in una ragazza, Olga, il giusto aiuto che ci serviva. Lei fu ben disposta a candidarsi con noi, e noi ben disposti ad accaparrare buona parte dei voti della sezione B, che era scoperta e che lei frequentava.

Le cose, però, precipitarono, con mio sommo disappunto, di fronte alla segreteria, all’atto di consegnare la lista. Allora, Olga sponsorizzò sempre più vigorosamente la sua compagna di classe Nicoletta, affermando che, se non si fosse candidata con lei, avrebbe perso la sua amicizia, perché quest’ultima aveva proposta alla prima, tempo fa, di candidarsi insieme, ma Olga declinò. Ora, dunque, sarebbe stato un tiro mancino.

Io mi infuriai e manifestai tutta la mia opposizione alla cosa. Olga e Nicoletta, oltre a frequentare la stessa classe, avevano a disposizione anche lo stesso bacino di voti, dunque una delle due risultava di troppo, poiché non utile al fine di aumentare i voti di lista. Naturalmente, non potevo dire apertamente il mio pensiero, dunque ripiegai su quello, ben più labile, dell’eccessivo numero di candidati, che avrebbe sortito l’effetto di screditarci agli occhi dell’elettorato. Purtroppo, ancora una volta, ero contro la maggioranza, perché in quel momento ero solo con Carmine e Olga, mentre Raffaele si trovava alla sede distaccata di Carifi. La chiamai per cercare il suo sostegno ed, in effetti, anche Raffaella la pensava come me sulla questione, però, stando a distanza, in classe, con difficoltà di comunicazione e non avendo seguito tutto il discorso, la sua parola pesò poco.

 

Ormai ci sia avviava alla presentazione d’una lista elettorale composta da cinque candidati. “Insieme per Migliorare”, questo il nome. Eppure, dentro di me, sentivo che si iniziava con il piede sbagliato.