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8月7日

The Godfather

 
"Si appresta a passare una giornata come qualunque altra" - avrebbe potuto dire uno sciocco spione.
 
"Il dì si è alternato alla notte, ed il giorno è come quello precedente" - avrebbe potuto seguitare, quel fottuto spione.
 
Eppure, quell'immaginario informatore del buio si sbagliava, si sbagliava in quell'arido giorno. L'umidità sembrava impregnare l'aria come il rum farebbe con un buon babba': già, proprio loro - mangiavo forse troppi zuccheri, per essere estate - ma che importava? Niente. Assolutamente niente.
 
Il disco solare picchiava neanche fosse il Re del cielo, quando il carro si assopisce allo zenit, ridendo delle maledizioni degli uomini. Eppure, doveva essere crepuscolo. Già, il tramonto: d'inverno sarebbe già stata notte, a quell'ora. A quella fottuta ora.
 
Cristo! - pensai. Sono le 17:55, sarà ora. Guardare l'orologio, per me, è spesso come prendere un bingo: in quelle lancette del cazzo leggo l'impegno che mi attende, leggo il tempo che passa e mi deride. Ma non avevo voglia di farmi prendere per un buffone. Sfoderai anch'io un sorriso di scherno. Anch'io. A quelle lancette del cazzo.
 
 
 
I piedi si rincorrevano in un gioco senza senso, mentre mi lasciavo le scale alle spalle e mi dirigevo verso l'auto. Il fottuto spione continuava ad inseguirmi: potevo sentirne l'alito, a volte, e più spesso il mormorio - "Come qualunque altra". Eppure, non si riferiva più alla giornata, lo avvertivo dal tono. Aveva perso il suo tocco ironico. Pareva più un avvertimento sinistro.
 
Eppure, i sibilii del vento e dell'ombra si arrestarono. Fu lo sportello, nella sua rumorosa chiusura, a scacciarli tutti, come un vecchio pazzo con uno schioppo in mano. Fantasticavo di essere nel Texas, a quel punto: scioppi, schioppette... puttane ed un caldo che non demorde. Quel carro del cazzo aveva cambiato volto, sembrava rassomigliare ad una fiera, questa volta, con fauci che si allungavano come raggi, fino a prenderti, morderti - godendo sadicamente del tuo sudore, succhiato come il sangue, da un vampiro.
 
Il sole paragonato a un vampiro! Che schiocchezza! - pensavo. Dovevo essere davvero penoso, a far pensieri del genere. Avevo forse consumato uno spinello? Nossignore. Avevo forse alzato il gomito? Nossignore. Avevo forse...
 
Dannazione! A che cazzo pensi?! Guarda la strada, di fronte a te! Guarda il fiume d'asfalto e basta! Attento a quelle altre navi! Sì, ora sorridi orgoglioso. La tua nave sembra uno smeraldo, al confronto. Uno smeraldo, pensai.
 
E i pensieri corsero veloci, ma la macchina di più. Su quella strada larga e accogliente facevo sempre soffrire quella dannata lancetta. Ma non si trattava più del quadrante di un orologio... no, non più di quello... eppure, ogni tanto, vi gettavo lo sguardo: merda, da adesso sono in ritardo.
 
 
 
Feci slittare lo sportello sul cellulare, chiudendo la chiamata con comica eleganza. Svoltai. Di 180 gradi - pensai - e non di 360, come dice qualche ignorante. Fottuta ignoranza. Era stata proprio quella a dirigermi lì! Proprio quella! Fottuta ignoranza!
 
Poco dopo mi trovavo già in un parcheggio, col mio smeraldo parcheggiato all'indietro a fianco di una Porche nero perla. Mi guardavo intorno, seccato. Perché, cazzo, ero così ignorante? Già, iniziavo a pensarlo anche di me stesso. Come prendere un numero secco alla roulette: trentasei volte la posta. Mica male!
 
Passò poco tempo, ed ecco che gli stringevo la mano, ed ecco che mi sporgevo per l'abituale saluto: guancia contro guancia, due volte, una volta per guancia. Costume bizzarro - formalità che rispetto, altrimenti come fai a vivere in questo fottuto mondo?
 
Salivamo le scale e discorrevamo di schiocchezze, o meglio di cose importanti, oserei dire vitali, eppure io riflettevo sul fatto che una ventina di minuti innanzi mi piombavo giù da altre scale, le mie - e tutto per non tardare. 
 
Pensai all'ironia del destino: fino a quel momento avevo maledetto il carro di Lugh, tanto splendente e concente da finirlo col paragonare ad un signore dei pipistrelli, ed ora un carro del Sole, che così faceva di nome, mi guidava per la sua casa. Vi entrai e scoprii con sollievo che nulla ricordava i raggi solari, quei fottuti raggi che ti strappano le carni. Era un ambiente fresco, finestre chiuse, tende che facevano il loro mestiere: c'era poca luce, e la cosa mi rallegrava. Mi rallegrava enormemente.
 
Accettai un drink e non finii di ringraziare, mentre discutevamo del più e del meno. Cazzo! Perché vuoi parlarmi proprio di quel film!
 
Si chiama Sunshine - prese a dire, mentre lo ascoltavo serio, e continuò, mandandomi a digerire che quella pellicola di recente fattura parlava di una spediziona suicida con l'intento di far esplodere il Sole! Sempre il Sole, sempre questo cazzo di Sole in mezzo! Però, dai, quella trama mi piaceva: lo avevo maledetto tante di quelle volte, che l'idea di ucciderlo una volta per sempre, come un piccone d'argento all'altezza del cuore, mi estasiava, e per un attimo fui tentato.
 
Ma barcollai solo un attimo, poi ci sedemmo. Qualcosa che doveva essere un lettore dvd prese a lavorare, finalmente, e lo schermo si caricò di colori e odori. Quelli che cercavo da anni. Da anni. 
 
No... il fottuto spione si sbagliava, quella non sarebbe stata una giornata come un'altra... no, certo che no... in quel giorno avrei colmato una lacuna, una lacuna che mi gravava come un groppo allo stomaco. Tutto ebbe inizio, ed io mi feci catturare da quell'intreccio potete. Prodigioso.
 
Era Storia. Storia con la "S" maiuscola.
 
 
 
Aveva inizio, aveva inizio sul serio. Tutti zitti ora... muti come pesci.

回應 (2)

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scinpsyco撰寫:
Scrivi molto bene.. continua cosi :)
10 月 10 日
di paceelio撰寫:
Io crero nell'America.
L'America fici la mia fortuna. E io crisciva mia figghia come a n'americana. Ci dette libertà, ma c'insignavu puru a non disonorare la famigghia. Idda aviva un boyfriende, non italiano. Se ne ivano o cinema insieme, turnava a casa tardi, e io non protestavo. Una sera la invitai intra a machina, co n'avutro amico suo. Le fece bere wischi e poi tenarono... d'approfittarsi di lei. Ma lei resistette, l'onore lo mantenne. E iddi la pestarono, come un animale! Quanno arrivai o 'spitale a so faccia faceva paura: a mascidda era rudda, l'aviano cusuta co' fil e ferro. Nemeno piangere poteva, tant'era u male. Ma io chiangivi. Edda era a luce dell'occhi miei... Beddissima... E ora non sarà mai bedda come prima...
 
[Un uomo, seduto alla scrivania, fa cenna a qualcuno nella stanza di portare un drink. Un braccio poderoso compare, e adagia di fronte ad Amerigo Bonasera un bicchierino di liquore d'anice]
 
Grazie.
Andai alla polizia, da buon americano. I due furono pigliati e processati. O giudice li condannò: uno avia nu precedente, e ci dettero a condizionale. Sospensione della pena. Li fecero uscire nello stesso giorno! Allora ci dissi a mia moglie, per la giustizia dobbiamo andare da Don Corleone.
 
 
[Questa è memoria. I 160 minuti successivi sono epica. Tutto il mondo deve sapere]
8 月 7 日

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