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10月10日

E' finita

 
"Vado a prendere le bionde" - chiosò così, agli amici, mentre si allontanò un po', diretto lì vicino. Oltrepassò l'ingresso di qualcosa e si diresse ad un bancone: era un esercizio commerciale. Lo sguardo decorreva fra mille sigle, ma lui sapeva, sapeva bene, cosa scegliere. Attese, un paio di procaci ragazze erano lì prima di lui: le osservò a lungo, per distrarsi in quel momento morto. Probabilmente pensò che erano delle belle pollastrelle, e loro - le pollastrelle - probabilmente si accorsero dei suoi pensieri, perché lo guardarono con stizza. Anzi, disprezzo. Ma certi momenti non durano a lungo, ed ecco che era il suo turno, mentre quelle se la svignavano. L'occhio passa sulle bionde, ma non c'è bisogno di parlare. Un uomo dall'altra parte del bancone afferra il prodotto e lo getta verso l'altro: sotto gli occhi del cliente si materializza il suo desiderio, malsana invenzione di quasi 180 anni fa, frutto della necessità dei soldati che presidiavano la Chiave della Palestina.
Quello, soddisfatto, posò sul bancone l'equivalente in denaro di ciò che aveva ricevuto e, con un cenno del capo, salutò il commerciante: non una parola s'era consumata fra i due, mentre il primo usciva e tornava alla luce del sole, osservando quello che aveva fra le mani. Si trattava di un pacchetto di Marlboro rosse, ne faceva uso da cinque anni, eppure non aveva mai notato certi particolari insiti nella confezione, né aveva mai conosciuto la storia che stava dietro quell'oggetto e, in definitiva, aveva sempre ignorato, più o meno volutamente, i danni apportati alla salute, perché una scritta nera su sfondo bianco mette tristezza, e di messaggi funebri ce ne sono già troppi, sui muri delle nostre strade.
 
Il fumo viene spesso sottostimato rispetto a quello che davvero rappresenta per un convinto fumatore e, per l'altra metà del cielo (ovvero sia i non-fumatori), è disprezzato alla stregua delle droghe: a braccietto con questo pregiudizio, cammina rapido e trionfante quello che vuole il fumatore una persona debole ed incapace di metter fine al proprio vizio, che non fa altro che divorargli la salute e il portafoglio, ogni giorno che passa.
Tuttavia, certe considerazioni partono da un presupposto sbagliato, perché un fumatore affonda la sua abitudine in ben altro terreno, ed ecco che le sue radici sono tanto salde da non scuotere mai il suo 'vizio'.
L'atto di fumare è un atto molto, molto personale, che va oltre i dogmi dell'abitudine e ben oltre i significati di un rituale (dopo il caffé, durante la pausa, dopo pranzo, et similia), perché il "rito" non ha senso grazie alla sigaretta, ma è costruito ad arte dal fumatore per dar un senso stesso alla sua amata bionda. Insistere con i toni apocalittici che mettono in scena termini come piaga sociale, cancrena per la salute e via discorrendo sono ormai inadatti per convincere un assuefatto ad abbandonare la sua pratica: è diventato immune con il tempo.
 
Non serve a nulla cercare di dissuadere qualcuno dall'accendersi un'altra sigaretta, perché un fumatore che fuma è come un uomo che scopa. Puoi andare a dire a qualcuno che la sua ragazza è una baldracca, una che la svende a tutti, una che non aspetta altro l'allocco da derubare o truffare, ma se quel qualcuno è innamorato perso non ti darà mai ascolto e continuerà nella sua malsana relazione. Tutto ciò solo e soltanto perché è perso nel suo sentimento, perché la sua ragione è offuscata dal desiderio.
Un fumatore non è dissimile da un innamorato: non si comporta più secondo ragione, anzi, ha sotterrato la sua razionalità, perché "nessun altro può capirlo", o meglio, "chi non fuma" non può capirlo. Non è il protrarsi di un bisogno, ma la voglia instancabile di ripetere milioni di volte lo stesso atto: ogni boccata è come un bacio passionale, ogni cicca spenta è come la quiete dopo l'amore. Sentire il fumo nei polmoni, è come andare a spasso con la vita. E poco importa che dietro tutto questo mondo di favola si celi l'incombere della falce. Per ora è così, e ne va accesa un'altra!
 
Sono passate due settimane da quel giorno, e stranamente non è più andato a far visita al taciturno esercente, né lo ha tradito con qualche altro commerciante. E tutto ciò non gli è stato imposto dalla mancanza di soldi, né da qualsiasi altra ragione sensata: da un momento all'altro, e senza nessun preavviso né valida ragione, ha smesso di andare lì dentro e di comprarle. Non sa spiegarsi il perché, ma ha deciso di abbandonarle.
Ed eccolo, eccolo lì. Passare lì davanti, insensibile alle urla strepitanti di una bionda, chiusa dietro le sbarre di una tabaccheria.
"E' finita" - mormora, mentre prosegue per la sua via.

回應 (1)

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scinpsyco撰寫:

Vero.. i consumatori di fumo.. ormai non si rendono conto del male che si infliggono e infliggono agli altri.. giunti solo alla fine.. quando la morte li sta per consumare definitivamente.. vorrebbero avere una DeLorean e tornare indietro nel tempo alla Doc.. di Back to the future.. fino al giorno in cui provarono la loro prima sigaretta.. cambiando cosi il proprio destino.. ma non si può.. e ne sono perfettamente consapevoli.. e con questa consapevolezza si rassegnano all'inevitabile.. chi più, chi meno velocemente..

10 月 10 日

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