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Quelli che non avresti mai voluto conoscere...
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Stefano <-- My SHeLTeR!?!Inside the Mirror...
August 07 The Godfather"Si appresta a passare una giornata come qualunque altra" - avrebbe potuto dire uno sciocco spione.
"Il dì si è alternato alla notte, ed il giorno è come quello precedente" - avrebbe potuto seguitare, quel fottuto spione.
Eppure, quell'immaginario informatore del buio si sbagliava, si sbagliava in quell'arido giorno. L'umidità sembrava impregnare l'aria come il rum farebbe con un buon babba': già, proprio loro - mangiavo forse troppi zuccheri, per essere estate - ma che importava? Niente. Assolutamente niente.
Il disco solare picchiava neanche fosse il Re del cielo, quando il carro si assopisce allo zenit, ridendo delle maledizioni degli uomini. Eppure, doveva essere crepuscolo. Già, il tramonto: d'inverno sarebbe già stata notte, a quell'ora. A quella fottuta ora.
Cristo! - pensai. Sono le 17:55, sarà ora. Guardare l'orologio, per me, è spesso come prendere un bingo: in quelle lancette del cazzo leggo l'impegno che mi attende, leggo il tempo che passa e mi deride. Ma non avevo voglia di farmi prendere per un buffone. Sfoderai anch'io un sorriso di scherno. Anch'io. A quelle lancette del cazzo.
I piedi si rincorrevano in un gioco senza senso, mentre mi lasciavo le scale alle spalle e mi dirigevo verso l'auto. Il fottuto spione continuava ad inseguirmi: potevo sentirne l'alito, a volte, e più spesso il mormorio - "Come qualunque altra". Eppure, non si riferiva più alla giornata, lo avvertivo dal tono. Aveva perso il suo tocco ironico. Pareva più un avvertimento sinistro.
Eppure, i sibilii del vento e dell'ombra si arrestarono. Fu lo sportello, nella sua rumorosa chiusura, a scacciarli tutti, come un vecchio pazzo con uno schioppo in mano. Fantasticavo di essere nel Texas, a quel punto: scioppi, schioppette... puttane ed un caldo che non demorde. Quel carro del cazzo aveva cambiato volto, sembrava rassomigliare ad una fiera, questa volta, con fauci che si allungavano come raggi, fino a prenderti, morderti - godendo sadicamente del tuo sudore, succhiato come il sangue, da un vampiro.
Il sole paragonato a un vampiro! Che schiocchezza! - pensavo. Dovevo essere davvero penoso, a far pensieri del genere. Avevo forse consumato uno spinello? Nossignore. Avevo forse alzato il gomito? Nossignore. Avevo forse...
Dannazione! A che cazzo pensi?! Guarda la strada, di fronte a te! Guarda il fiume d'asfalto e basta! Attento a quelle altre navi! Sì, ora sorridi orgoglioso. La tua nave sembra uno smeraldo, al confronto. Uno smeraldo, pensai.
E i pensieri corsero veloci, ma la macchina di più. Su quella strada larga e accogliente facevo sempre soffrire quella dannata lancetta. Ma non si trattava più del quadrante di un orologio... no, non più di quello... eppure, ogni tanto, vi gettavo lo sguardo: merda, da adesso sono in ritardo.
Feci slittare lo sportello sul cellulare, chiudendo la chiamata con comica eleganza. Svoltai. Di 180 gradi - pensai - e non di 360, come dice qualche ignorante. Fottuta ignoranza. Era stata proprio quella a dirigermi lì! Proprio quella! Fottuta ignoranza!
Poco dopo mi trovavo già in un parcheggio, col mio smeraldo parcheggiato all'indietro a fianco di una Porche nero perla. Mi guardavo intorno, seccato. Perché, cazzo, ero così ignorante? Già, iniziavo a pensarlo anche di me stesso. Come prendere un numero secco alla roulette: trentasei volte la posta. Mica male!
Passò poco tempo, ed ecco che gli stringevo la mano, ed ecco che mi sporgevo per l'abituale saluto: guancia contro guancia, due volte, una volta per guancia. Costume bizzarro - formalità che rispetto, altrimenti come fai a vivere in questo fottuto mondo?
Salivamo le scale e discorrevamo di schiocchezze, o meglio di cose importanti, oserei dire vitali, eppure io riflettevo sul fatto che una ventina di minuti innanzi mi piombavo giù da altre scale, le mie - e tutto per non tardare.
Pensai all'ironia del destino: fino a quel momento avevo maledetto il carro di Lugh, tanto splendente e concente da finirlo col paragonare ad un signore dei pipistrelli, ed ora un carro del Sole, che così faceva di nome, mi guidava per la sua casa. Vi entrai e scoprii con sollievo che nulla ricordava i raggi solari, quei fottuti raggi che ti strappano le carni. Era un ambiente fresco, finestre chiuse, tende che facevano il loro mestiere: c'era poca luce, e la cosa mi rallegrava. Mi rallegrava enormemente.
Accettai un drink e non finii di ringraziare, mentre discutevamo del più e del meno. Cazzo! Perché vuoi parlarmi proprio di quel film!
Si chiama Sunshine - prese a dire, mentre lo ascoltavo serio, e continuò, mandandomi a digerire che quella pellicola di recente fattura parlava di una spediziona suicida con l'intento di far esplodere il Sole! Sempre il Sole, sempre questo cazzo di Sole in mezzo! Però, dai, quella trama mi piaceva: lo avevo maledetto tante di quelle volte, che l'idea di ucciderlo una volta per sempre, come un piccone d'argento all'altezza del cuore, mi estasiava, e per un attimo fui tentato.
Ma barcollai solo un attimo, poi ci sedemmo. Qualcosa che doveva essere un lettore dvd prese a lavorare, finalmente, e lo schermo si caricò di colori e odori. Quelli che cercavo da anni. Da anni.
No... il fottuto spione si sbagliava, quella non sarebbe stata una giornata come un'altra... no, certo che no... in quel giorno avrei colmato una lacuna, una lacuna che mi gravava come un groppo allo stomaco. Tutto ebbe inizio, ed io mi feci catturare da quell'intreccio potete. Prodigioso.
Era Storia. Storia con la "S" maiuscola.
Aveva inizio, aveva inizio sul serio. Tutti zitti ora... muti come pesci. May 18 Una vittoria clamorosaIl 14 e 15 maggio scorsi, all'Università degli Studi di Salerno, si sono tenute le biennali elezioni degli organi di rappresentanza studentesca, che hanno investito l'intero ateneo. Solo qualche mese prima, nasceva alla facoltà di Ingegneria una nuova associazione, Prima...Vera A.S.I., con l'intento di creare un nuovo polo di aggregazione, in grado di contrastare il monopolio ultradecennale della più nota e ramificata Zenit, nuovo ordinamento.
Finii per aderire al progetto, incuriosito dal coraggio del Presidente, Alfredo Galdieri, e di tutti i fondatori della neoassociazione, oltre ad esser indirizzato in tal senso da un amico che, in merito ad associazionismo universitario, se ne intendeva davvero: a costui ho legittimamente affibiato il nome di "deus ex machina" di Sinistra Futura, prestigiosissima associazione d'ateneo, oltre che del listone Unidea, che racchiude alcuna tra le maggiori organizzazioni studentesche dell'università e che, di fatti, si sarebbe rivelato ampiamente vincitore (guadagnando i 2/4 del Consiglio d'Amministrazione).
La campagna elettorale è stata intensa, ma a tratti sconfortante; nell'aria si respirava sì l'ottimismo, ma anche la crescente consapevolezza che eravamo in competizione con un vero e proprio monumento, difficile da smuovere e da battere. Ma la forza di chi non ha niente da perdere e la serietà con la quale ci siamo presentati agli studenti, oltre che al sicuro e maggiore entusiasmo, ha giocato grandemente a nostro favore ed i risultati ci sono stati tutti, con numerosi e calorosi festeggiamenti annessi: Prima...Vera è riuscita ad imporsi, contro ogni sensato pronostico, prima associazione di facoltà, con i suoi 870 voti circa, contro i pochi più di 600 totalizzati da Zenit. Una vittoria tanto inattesa quanto sensazionale ha portato i suoi frutti in ogni organo: dal Consiglio degli Studenti (2/3 a noi e 1/3 a Zenit), alle Aree Didattiche (con maggioranze quasi totali alle aree di Ing. dell'Informazione ed Ing. Chimica), fino al Consiglio di Facoltà (8/16 alla nostra associazione, contro i 6/16 di Zenit, mentre i due posti mancanti si sono divisi fra due associazioni esterne). A livello personale, candidato all'Area Didattica di Ing. Industriale (Meccanica e Gestionale), sono riuscito ad essere eletto con il maggior numero di voti (80), con mia grande soddisfazione.
Ma il compiacimento va tutto per una vittoria totale ed esaltante, che proietta la neonata (e spesso bistrattata) Prima...Vera ad una grande e consapevole rappresentanza, in qualità di prima associazione di facoltà. Non ci resta che rimboccarsi le maniche e mettere da parte lo spumante, ma fra un impegno e l'altro, la mente corre sempre ad una (più che una) visita all'Ikea e a problemi d'arredamento da risolvere nel futuro...
April 15 Morte del PluralismoDevo ammettere di aver seguito con grande apprensione i risultati delle elezioni politiche: ben inteso, non nutrivo alcuna speranza circa la sconfitta della coalizione di Berlusconi, eppure confidavo nel fatto che non guadagnasse un consenso così ampio (intorno ai nove punti percentuali in più rispetto alla coalizione di centrosinistra di Veltroni). Se non altro, abbiamo finalmente allontanato gli spettri dell'ennessimo governo-nongoverno, incapace di guidare il Paese perché dotato di una manciata di Senatori in più: no, tutto questo non si è verificato, e l'ostacolo maggiore per una Nazione dotata di un governo è stato scavalcato, sebbene nel peggiore dei modi possibili, con una destra al governo.
Questo centrodestra, durante la campagna elettorale, è stato a più riprese accusato d'esser vecchio (basti pensare che il suo leader è al terzo mandato di Primo Ministro), di riproporre gli stessi volti e le stesse vacue promesse, eppure io non la penso così. Non è affatto così. Il centrodestra ha cambiato faccia, l'ha cambiata davvero: con l'agglomerato FI-AN l'importanza di Fini sembra essersi ridimensionata (e la sua presumibile candidatura alla Presidenza della Camera non fa altro che confermare che gli si sta togliendo un ruolo di "parte"), con l'esclusione dell'Udc (che è salutata da tutti come un gran bene, in quanto il novello Premier non avrà fastidi da alleati scomodi) si esclude dalla coalizione di centrodestra anche la parte più moderata ed, infine, con la grandissima vittoria della Lega Nord (che contro ogni pronostico supera l'8%) il quadro della grande alleanza berlusconiana è completo.
Siamo di fronte ad una deriva completa, totale e drammatica dell'Italia a destra. E non perché Berlusconi abbia vinto, ma perché l'ascesa di Bossi è la chiave di tutto: l'Italia è in mano sua, in mano ad un politico che fa della xenofobia la sua arma, che fa della devoluzione e del decentramento il suo cavallo di battaglia, che cerca in ogni momento di avvicinarsi al sogno blasfemo e viscido di una Padania "libera" dalla "schiavitù" di Roma, potendosi permettere di villipendiare il tricolore e il Presidente della Repubblica, di bruciare i nostri colori e di rinnegare la patria.
In questo scenario da panico, si inserisce un dato importante, di carattere storico: per la prima volta nel quadro politico italiano, c'è una semplificazione quasi totale della dialettica politica, con soli tre coalizioni ad essere rappresentate nel Parlamento (Partito delle Libertà, Partito Democratico, Unione di Centro). Se l'assenza degli esponenti della destra estrema (parlo naturalmente de La Destra - Fiamma Tricolore di Storace e della Santanché) non sembra affatto un male, visto lo strapotere di Bossi, non si può che restare con l'amaro in bocca di fronte all'assenza totale (e aggiungerei drammatica) di esponenti di Rifondazione, dei Comunisti Italiani, dei Verdi e del Partito Socialista. La Sinistra è stata spazzata via in un sol momento dallo scenario politico italiano, concretizzando la "deriva" a destra del nostro Paese. C'è chi prla di anno zero per la Sinistra italiana, chi fa autocritica e analizza la grave discrasia con l'elettorato. Io consiglio solo di vigilare sull'operato di Berlusconi, augurandomi da italiano che questo governo sia un buon governo, ché la recessione mondiale non può consentirci ulteriori passi falsi.
E così, mentre nel quartier generale della Lega Nord si festeggia stappando bottiglie e scambiandosi reciproci gesti d soddisfazione, con gli occhi che brillano all'idea di un nuovo passo verso la secessione sognata da anni, il resto dell'Italia si interroga sul futuro peso di Bossi all'interno del nuovo governo e, soprattutto, se, in fondo, questa semplificazione sia davvero un bene, se l'aver ucciso il pluralismo sia davvero un bene... ed, in definitiva, se ispirarci al modello americano di bipolarismo assoluto... sia davvero un bene...
Suggerisco cautela... quando importiamo prodotti a stelle e strisce... April 08 Egli desidera il tessuto del cieloWilliam Butler Yeats
Se avessi il drappo ricamato del cielo, Intessuto dell’oro e dell’argento e della luce, i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte dai mezzi colori dell’alba e del tramonto, stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi: invece, essendo povero, ho soltanto sogni; e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi; cammina leggera perché cammini sui miei sogni. March 25 Il mondo nuovoAldous Huxley
Romanzo del 1932, Il mondo nuovo è ambientato in un immaginario stato totalitario del futuro, pianificato nel nome del razionalismo produttivistico, dove tutto è sacrificabile a un malinteso mito del progresso. I cittadini di questa società non sono oppressi dalla guerra né dalle malattie e possono accedere liberamente a ogni piacere materiale. Affinché si mantenga questo equilibrio, però, gli abitanti, concepiti e prodotti industrialmente in provetta sotto il costante controllo di ingegneri genetici, durante l'infanzia vengono condizionati con la tecnologia e con le droghe e da adulti occupano ruoli sociale prestabiliti secondo il livello di nascita. In cambio del mero benessere fisico, i cittadini devono insomma rinunciare a ogni emozione, a ogni sentimento e a ogni difesa della propria individualità. January 24 Orgoglio e VergognaNon appena il centrosinistra, poco meno di due anni fa, annunciò la vittoria elettorale, conseguita sul filo di lana, avevo detto su questo stesso blog che alla stazione Italia sarebbe passato il treno del cambiamento. Questo avrebbe fatto l'ultima chiamata: perderlo o salirci, senza via di mezzo. Per un po', ci hanno provato. Ci son saliti, un po' stretti in certi vagoni, un po' larghi in altri. Armoniosi da qualche parte, litigiosi da qualche altra. Due vagoni ospitavano i protagonisti della nostra politica, due vagoni di cui uno saldo, mentre l'altro fortemente instabile. Ahimé, ahinoi, quel treno, alla fine, non è riuscito a raggiungere la sua meta: non ha raggiunto neppure metà strada, e si ritrova a fermarsi, a far scendere tutti. Qualcuno è responsabile, forse più d'uno, ma adesso che cosa importa?
Vedo sfumare la possibilità del cambiamento, vedo sfumare la possibilità di rimettere in carreggiata il sistema Italia, vedo sfumare un buon inizio, un buon incipit delle cose in cui credo. Poco, miseramente poco, ma almeno qualcosa s'era fatto in quella direzione. E ora tutto crolla.
Ho visto il Senato della Repubblica ospitare una scena ad un tempo comica e drammatica: un Senatore insultare e quasi aggredire fisicamente un suo collega, sotto gli occhi delle telecamere e degli italiani, finanche ad arrivare agli sputi. E l'altro svenire. E' svenuto lui, ma in realtà a svenire sono stati in tanti. Svengono e muoiono. Gli italiani e i loro progetti, le speranze e i loro sogni. Ah, quale letale difetto, la speranza...
Un'inciviltà ed una vergogna senza nome dominano i rami del nostro Parlamento ed è in momenti come questo, al di la' del collasso della Nazione in senso lato, che mi domando: quale povero sfigato ha osato affermare che "i politici sono lo specchio del Paese"? Ma dove? E io dovrei riconoscermi in una lite così bassa e feroce fra ultrasessantenni, con salive volteggianti?! Bah, sono enormemente rattristato.
Ed è, ancora, in momenti come questi, che si riflette sul significato della democrazia, su quello del suffragio universale (è davvero una grande conquista dell'umanità civile?) e, soprattutto, sulla genesi della nostra Repubblica. Si torna, con la mente, al secondo dopoguerra, alla stesura della nostra Costituzione, ai nostri padri, ai nostri antenati che hanno dato vita ad un sogno chiamato Patria, che hanno lottato per essa, che l'hanno unificata ancora una volta, che hanno tracciato delle linee guida essenziali, ancora attuali, ineliminabili. Fari di sapienza in un mondo dominato dall'oscurità della vergogna.
Ed è, ancora, in momenti come questi, che il mio pensiero, stretto nel lutto del cordoglio, va ad un grande della nostra Resistenza, ad un padre non dell'Italia per come la conosciamo, ma un padre dell'Italia che aveva ancora negli occhi la speranza, l'ansia della liberazione, la voglia di fare, di creare, di autoattuarsi. Un padre dell'Italia che fu, di una vera Italia, di un'Italia che desiderava essere grande e dimenticare gli orrori del ventennio e della guerra mondiale. Non un'Italia qualunque, ma L'ITALIA.
Ed è, certo, in momenti come questi, che la scomparsa di Arrigo Boldrini ci lascia tutti un po' orfani, tutti un po' spiazzati, confusi, senza punti di riferimento.
Addio grande Padre di un Sogno chiamato Italia...
Addio comandante Bulow. January 21 Notte di melma
“Mi gira la testa…” – biascica mentre cerca qualcosa per coprirsi.
Dall’altra parte, sguardi indifferenti, che rasentano il disprezzo.
“Ti ho detto… ti ho detto che mi gira la testa…” – lamenta ancora, portandosi le mani fra i capelli.
Un lezzo di alcool aleggia nella stanza buia, illuminata a stento dal pallido riflesso di lampioni lontani, oltre le veneziane delle finestre.
Sagome indistinte, un tempo avvinghiate, che ora osservano il buio con sguardi vacui. Vacui come il significato di quei momenti. January 19 Addio BobbyAsentimentaleProbabilmente commetto un grosso errore nell'incentrare un mio intervento su una discussione avvenuta con un amico - che per comodità chiameremo con aria di scherno Jack - che potrebbe, a ragione, sentirsi una persona importante e dunque nutrirsi di mere illusioni.
Tralasciando ulteriori preamboli, tutto ebbe inizio una notte antecedente l'Epifania, quando io, nonostante i numerosi esami che mi attendevano di lì a pochi giorni, stavo intrattenendo la mia mente con lo studio della religione dei Mormoni. Sì concentrato sui miei studi della setta, il seccante Jack mi contatta sul Messenger, cercando il mio aiuto su una questione di cuore: sembrava davvero affranto. Gli ho degnato attenzione, ma solo dopo avergli fatto pesare il tempo che mi stava rubando.
Successivamente, il già citato Jack, studente fuori sede dell'università di Fisciano, tornerà alla sua seconda casa e io andrò a trovarlo. E' in quel momento che mi mette al corrente del fatto che, fortunatamente, i miei consigli (che non sto qui a ripetere...) non gli sono stati utili, perché poi le cose sono andate da sole per il meglio. Ho finto di felicitarmi alla notizia, quando poi ha messo mano al portatile, mostrandomi con impareggiabile orgoglio il suo ultimo post pubblicato sul suo space. Si trattava di parole dolci, riferite alla sua amata, sul loro ultimo incontro, cui era allegata la foto di una scritta ("Stellina") nella neve.
Jack, entusiasta e certo di ottenere la mia approvazione, mi raccontò tutta la storia dietro quella scritta e di come avesse seriamente commosso la sua ragazza. Effettivamente, devo dire che un gesto del genere ha riscosso un certo successo, dal momento che ho letto i commenti a quell'intervento (per lo più femminili) che restavano tutti dai toni marcatamente romantici.
Ma quando Jack ebbe finito di raccontarmi, calò il silenzio. Mi accesi una sigaretta, mentre osservavo con aria spenta il monitor del suo portatile, fissando in modo insistente quella foto, quella scritta nella neve. Una nuvoletta di fumo viaggiò verso il soffitto, e ne seguirono alcune altre, prima che io spostassi l'attenzione su di lui, e presi a parlare, con il mio solito fare saccente, che emana sicurezza, che disarma.
Sì, in effetti è proprio una bella foto. A guardarla, si capisce che quella scritta è stata fatta da mani dense d'amore. Immagino che la ragazza abbia notevolmente apprezzato, che tu ci abbia messo il cuore, così come immagino che qualsiasi ragazza che veda questa foto si commuova, metta mano al petto, dica con fare starnazzante "oh, ma che caro questo Jack". Magari, chissà. Eppure, Jack, se tu guardassi questa foto con i miei occhi, con gli occhi di una persona che osserva questa foto in modo distaccato, distante, allora scopriresti che questa scritta nella neve è solo una scritta nella neve, che fondamentalmente è una cosa inutile, priva di significato, che non ha alcun tipo di scopo, che è priva di senso. Non ha alcuna utilità, è solo il gioco di un bambino un po' troppo cresciuto. E' l'illusione del sentimento che offusca la ragione e ti fa sembrare questa foto grande, quando in realtà non vale proprio niente. Effettivamente, a guardarla con aria scientifica, non è proprio un cazzo. Insomma, Jack, sei un coglionazzo.
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L'inchiostro che mi ha annerito l'anima
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